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Silvano Olmi presenta “in casa” il suo “Non solo la Ciociara”

REDAZIONE 24 GENNAIO 2019

TARQUINIA – Sarà presentato sabato 26 gennaio 2019, alle 17, nella sala del consiglio comunale di Tarquinia (VT), il libro dal titolo “Non solo la Ciociara”. Il volume, pubblicato dalle Edizioni Fergen e scritto dal giornalista e ricercatore storico tarquiniese Silvano Olmi, narra gli stupri e le violenze, le cosiddette “marocchinate”, compiute in Italia nel 1943-1944 soprattutto dalle truppe coloniali inquadrate nell’esercito francese.
La presentazione è organizzata in collaborazione con la Società Tarquiniense d’Arte e Storia e l’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia e ha il patrocinio del Comune di Tarquinia. Oltre all’autore, interverranno il presidente della Stas, Alessandra Sileoni; il dirigente nazionale dell’Ansi Alviero Arezzini; il giornalista e scrittore Emanuele Ricucci.
“Ho scritto questo libro per ridare dignità alle donne italiane vittime degli stupri di guerra – dice Silvano Olmi, che recentemente è stato nominato socio onorario dell’associazione nazionale vittime delle marocchinate – un triste fenomeno che colpì la Ciociaria, ma anche la provincia di Latina, la Sicilia e la Campania, la provincia di Viterbo e, in Toscana, soprattutto le province di Siena e di Livorno, l’Isola d’Elba e parte del grossetano e dell’Amiata. Nella Tuscia i soldati alleati uccisero due donne, due uomini e un bambino di sette anni”.
Nel viterbese furono compiuti almeno una settanta di stupri – conclude Silvano Olmi,– la più giovane aveva 12 anni, la più anziana 70. I coloniali marocchini, algerini, tunisini e senegalesi, inquadrati nel corpo di spedizione francese in Italia, aggredivano sessualmente donne di tutte le età e in non pochi casi anche uomini e ragazzi. Compirono le loro efferatezze anche a Tarquinia”.

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La Loggetta, n.116 autunno 2018

Pubblicato per le Edizioni Fergen, il libro Non solo la “Ciociara”, scritto dal giornalista e ricercatore storico Silvano Olmi, racconta le terribili violenze compiute in Italia nel 1943-44 soprattutto dalle truppe coloniali inquadrate nel corpo di spedizione francese.

Questi militari, che facevano parte dell’esercito alleato, erano considerati dei “liberatori” e accolti come tali dalla popolazione civile, che nel loro arrivo vedeva la fine dei bombardamenti, della fame e delle privazioni. Per questa soldataglia, invece, gli italiani erano dei nemici e quindi i loro beni e le donne erano solo “bottino di guerra” su cui sfogare gli istinti più bestiali.

Il titolo indica che è importante ricordare, andando anche oltre il film con Sophia Loren tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, pellicola importante per aver consentito a queste vicende di entrare a far parte della storia di tutti, del cosiddetto “immaginario collettivo”. E se in Ciociaria e in parte della provincia di Latina l’orrore ha raggiunto il culmine, purtroppo stupri e omicidi si sono registrati sia prima, in Sicilia e in Campania, sia dopo, nella provincia di Viterbo e in Toscana, soprattutto in provincia di Siena e di Livorno, all’Isola d’Elba e in parte nel grossetano e sull’Amiata.

“I coloniali francesi non facevano differenze – sottolinea l’autore -: aggredivano sessualmente donne di tutte le età, dagli 11 agli 80 anni e in non pochi casi anche uomini e ragazzi. Per i soldati marocchini – ma nel corpo di spedizione francese in Italia c’erano anche combattenti algerini, tunisini e senegalesi – gli stupri erano il ‘premio’ per essere riusciti a vincere la resistenza tedesca e aver sfondato la linea Gustav”.

Il termine “marocchinate”, che indica le turpi gesta dei coloniali ma anche le donne vittime di stupri, è purtroppo entrato a far parte della storia della seconda guerra mondiale, anche se su questi fatti gravissimi è calato l’oblio, interrotto solo ultimamente dalle pubblicazioni di alcuni studiosi.

L’autore, residente a Tarquinia, ha focalizzato il suo lavoro in particolare su quanto avvenne nella Tuscia, argomento che in nessun libro fino a oggi è stato affrontato in maniera organica. “Racconto gli episodi accaduti nel centro-sud e ho dato anche spazio alle vicende della nostra provincia – prosegue Olmi -. Mi sono stati di grande aiuto gli articoli apparsi sulla Loggetta nel numero speciale del 2004. A Viterbo e provincia ho raccolto testimonianze su una settantina di violenze carnali. La più giovane delle vittime aveva 12 anni e la più anziana 70. Nella Tuscia i soldati alleati uccisero due donne, due uomini e un bambino di sette anni. Nel libro pubblico documenti finora inediti e varie testimonianze orali raccolte nei paesi del Viterbese.

Questa storia delle marocchinate qualcuno la vorrebbe rimuovere o far dimenticare – conclude l’autore – ma noi non dobbiamo e non possiamo farlo”.

 

 

 

L’AUTORE

Silvano Olmi è un luogotenente delle trasmissioni dell’esercito nella riserva. Giornalista pubblicista

e ricercatore storico, si è laureato all’università della Tuscia di Viterbo con una tesi sul passaggio delle truppe coloniali francesi in provincia di Viterbo durante la seconda guerra mondiale. Ha collaborato con i quotidiani Il Corriere di Viterbo, Il Tempo (edizione di Viterbo) e il Nuovo

Corriere Viterbese. Più volte eletto consigliere comunale di Tarquinia, ha ricoperto la carica di assessore alla cultura ed è stato eletto consigliere anche alla Provincia di Viterbo. Dirigente nazionale dell’associazione ambientalista Fare Verde, è responsabile dell’ufficio comunicazione. E’ componente dell’esecutivo nazionale del Comitato 10 Febbraio, per il quale ha effettuato ricerche storiche su tredici cittadini del Viterbese uccisi e infoibati in Istria.

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